Tre amori sotto lo stesso cielo
Dal 17 luglio all’8 agosto 2027, allo Sferisterio arrivano Tosca, L’elisir d’amore e la leggendaria Traviata degli specchi

di Marialuisa Veneziano
Macerata, 9 agosto 2027
Il sipario sull’edizione 2026 non aveva ancora raccolto l’ultima polvere di scena quando lo Sferisterio ha deciso di guardare già oltre. Del resto, il teatro vive così: mentre il pubblico applaude ciò che finisce, dietro le quinte qualcuno sta già immaginando ciò che deve cominciare.
Il Macerata Opera Festival ha annunciato il cartellone della sua 63ª edizione, in programma all’Arena Sferisterio dal 17 luglio all’8 agosto 2027. Tre i titoli operistici scelti: Tosca di Giacomo Puccini, L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti e La traviata di Giuseppe Verdi, nel celeberrimo allestimento ormai consegnato alla storia come la “Traviata degli specchi”.
Tre opere popolarissime, certo. Ma popolare non significa semplice e, soprattutto, non significa innocuo. A unirle è l’amore sottoposto a tre differenti tribunali: il potere in Tosca, l’insicurezza in L’elisir d’amore, la morale sociale nella Traviata. Cambiano i secoli, i costumi e le convenzioni; resta l’antica abitudine dell’umanità di complicare ciò che il cuore aveva capito benissimo.
Tosca: il nuovo allestimento che inaugura il Festival
Ad aprire l’edizione 2027 sarà Tosca, opera in tre atti di Giacomo Puccini su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica. Il titolo verrà presentato in un nuovo allestimento, realizzato in coproduzione dal Macerata Opera Festival e dalla Fondazione Pergolesi Spontini.
La regia è affidata a Tomer Zvulun, direttore generale e artistico dell’Opera di Atlanta e artista regolarmente presente nei principali teatri statunitensi, compreso il Metropolitan di New York. Sul podio della FORM–Orchestra Filarmonica Marchigiana salirà Ramón Tebar, reduce dal debutto allo Sferisterio con i Carmina Burana e atteso nel settembre 2026 al Metropolitan per La bohème.
Il ritorno di Tosca porta con sé una memoria importante. Il capolavoro pucciniano apparve per la prima volta allo Sferisterio nel 1968, con Tito Gobbi — uno degli Scarpia più autorevoli della storia dell’interpretazione operistica — e da allora vi è stato rappresentato cinquanta volte. Nel 2027, tuttavia, non tornerà come una reliquia da lucidare, bensì come materia da interrogare nuovamente.
Perché Tosca non è soltanto un melodramma di passioni estreme. È un’opera sul modo in cui il potere invade l’intimità, trasforma la fede in ricatto, l’arte in sospetto e l’amore in un luogo da sorvegliare. In uno spazio smisurato come lo Sferisterio, la vera sfida sarà rendere visibile non soltanto Roma, ma la gabbia invisibile che Scarpia costruisce intorno agli altri.
L’elisir d’amore: la leggerezza che sa dire la verità
Il secondo titolo sarà L’elisir d’amore, melodramma giocoso in due atti di Gaetano Donizetti su libretto di Felice Romani. Tornerà l’acclamata produzione firmata nel 2018 da Damiano Michieletto, nata in coproduzione con il Palau de les Arts Reina Sofía di Valencia e il Teatro Real di Madrid e successivamente adattata anche alla dimensione all’aperto dello Sferisterio.
La direzione musicale sarà affidata a Corrado Rovaris, dal 2005 direttore musicale di Opera Philadelphia e presenza abituale nelle maggiori stagioni internazionali.
Colorato, estivo e teatrale, questo Elisir possiede tutte le qualità per dialogare con l’Arena senza lasciarsi schiacciare dalle sue proporzioni. Ma sotto la superficie brillante pulsa una verità tutt’altro che frivola: Nemorino non acquista una pozione, acquista la speranza di poter diventare degno d’amore. Dulcamara vende una bottiglia; la società, da secoli, vende versioni assai più costose della stessa illusione.
Donizetti ride, ma non deride. La sua musica conserva per i personaggi una tenerezza che impedisce alla commedia di trasformarsi in caricatura. Ed è proprio questa la misura più difficile: far sorridere il pubblico senza sottrarre umanità a chi, per essere amato, crede di dover diventare qualcun altro.
Il ritorno della Traviata degli specchi
La conclusione del Festival sarà affidata a uno degli spettacoli simbolo dello Sferisterio: la “Traviata degli specchi”, ideata nel 1992 dal regista tedesco Henning Brockhaus con le scene del grande Josef Svoboda.
Da allora l’allestimento ha attraversato il mondo, superando le cento recite e i cinquanta riallestimenti. Il suo dispositivo scenico — una gigantesca superficie specchiante inclinata, capace di riflettere e deformare azioni, luci e pubblico — non costituisce un semplice colpo d’occhio. È l’idea stessa dell’opera: una società che guarda Violetta, la giudica e intanto evita accuratamente di guardare se stessa.
Sul podio salirà il direttore cinese Lü Jia, al debutto al Macerata Opera Festival. Direttore artistico del National Centre for the Performing Arts di Pechino e direttore musicale della China NCPA Orchestra, sarà chiamato a confrontarsi con un allestimento ormai leggendario, nel quale la memoria rappresenta una risorsa e, inevitabilmente, anche una prova.
Riportare in scena uno spettacolo storico è infatti operazione più delicata di quanto sembri. Il capolavoro non va conservato sotto vetro: deve continuare a respirare. Altrimenti lo specchio rimane, ma l’immagine svanisce.
Un cartellone popolare: approdo o punto di partenza?
Il programma 2027 sceglie tre titoli fra i più amati del repertorio. È una proposta fortemente attrattiva e, insieme, prudente. La vera questione non è se sia lecito affidarsi ai capolavori che il pubblico desidera — naturalmente lo è — ma quale uso si faccia della loro popolarità.
Se Tosca, Elisir e Traviata diventeranno occasioni per rinnovare i linguaggi della scena, formare nuovi spettatori e accompagnarli verso repertori meno frequentati, allora la riconoscibilità sarà una porta. Se servirà soltanto a non correre rischi, diventerà una stanza molto bella dalla quale, prima o poi, sarà necessario uscire.
La felice edizione 2026, segnata da numerosi tutto esaurito e da un aumento di spettatori e incassi, ha dimostrato che il pubblico non fugge davanti alla grande musica. Il Festival guarda ora al 2027 rivendicando il proprio ruolo di infrastruttura culturale del territorio: non soltanto un calendario estivo, dunque, ma un luogo nel quale spettacolo, turismo, formazione e identità collettiva possono ancora incontrarsi.
È inoltre allo studio una possibile proposta di danza, ma al momento non è stata inserita ufficialmente nel cartellone: l’eventuale appuntamento dipenderà dalla definizione delle tournée delle compagnie.
Le informazioni già confermate
- Periodo: dal 17 luglio all’8 agosto 2027
- Luogo: Arena Sferisterio, Macerata
- Edizione: 63ª
- Apertura: Tosca di Giacomo Puccini — nuovo allestimento in coproduzione con Fondazione Pergolesi Spontini; regia Tomer Zvulun; direzione Ramón Tebar
- Secondo titolo: L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti — regia Damiano Michieletto; direzione Corrado Rovaris
- Chiusura: La traviata di Giuseppe Verdi, “Traviata degli specchi” — regia Henning Brockhaus; scene Josef Svoboda; direzione Lü Jia
- Biglietteria: apertura prevista nell’autunno 2026
- Cast: saranno annunciati entro la fine del 2026
- Calendario delle singole recite: non ancora comunicato
- Danza: ipotesi allo studio, non ancora confermata
Il 17 luglio 2027 lo Sferisterio riprenderà dunque a respirare. Si comincerà con il salto di Tosca, si passerà attraverso l’ingenua bottiglia di Nemorino e si finirà davanti allo specchio di Violetta. Tre modi di amare, tre modi di essere feriti, tre modi con cui il teatro continua a dirci la stessa cosa: possiamo cambiare abiti, epoche e scenografie, ma davanti al desiderio restiamo creature ostinatamente senza prove.
E forse è proprio per questo che torniamo all’opera. Non per conoscere il finale — quello, spesso, lo sappiamo già — ma per scoprire se, questa volta, saremo capaci di guardarci mentre accade.



Dati aggiornati al 9 agosto 2026 sulla base delle comunicazioni ufficiali del Macerata Opera Festival.




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