“In codesto ragazzo c’è la fiamma divina” (L.v. Beethoven)
Ancona, 31 gennaio 2026
Di Marialuisa Veneziano
Oggi non è solo una data sul calendario.
Oggi il tempo fa una piccola riverenza: il 31 gennaio 1797 nasceva Franz Schubert,
Nasceva, ma in realtà arrivò sottovoce. Come fanno le cose destinate a durare più a lungo delle fanfare. Schubert entrava nel mondo senza sapere che lo avrebbe attraversato come una cometa timida: breve, luminosa, inafferrabile. Trentun anni soltanto. Un soffio. Eppure dentro quel soffio c’è un oceano.
Schubert non è il compositore dell’eroismo. Non costruisce cattedrali sonore per impressionare i secoli. Lui apre finestre. E lascia entrare l’aria fredda dell’inverno, il profumo di una stanza povera, la malinconia di un amore non detto. La sua musica non grida mai: confessa. È il musicista dei passi notturni. Dei viaggi a piedi, reali e interiori. Del Wanderer cammina non per arrivare, ma perché fermarsi farebbe troppo male. Nei suoi Lieder la voce umana non è un ornamento: è una creatura viva, fragile, spesso sola. Canta con il pianoforte non come accompagnatore, ma come compagno di viaggio. Due anime che si tengono sveglie a vicenda. Schubert aveva il talento più spaventoso che esista: quello di rendere bella la tristezza senza addomesticarla. Non la consola, non la addolcisce. La guarda negli occhi. E le dice: “Puoi restare. Sei parte della vita”.
È una lezione radicale, modernissima. Quasi imbarazzante per quanto è vera.
Non era celebre. Non era ricco. Non era sano. Ma scriveva come se il tempo non gli appartenesse, come se dovesse consegnare tutto in fretta a qualcuno che sarebbe venuto dopo. A noi, per esempio. Schubert compone per un futuro che non vedrà. Un atto di fiducia gigantesco. Ascoltarlo oggi è un gesto controcorrente. In un mondo che corre, Schubert cammina. In un mondo che semplifica, lui complica con dolcezza. In un mondo che pretende risposte, lui offre domande cantabili.
Forse è questo il suo vero compleanno: ogni volta che qualcuno si ferma, ascolta, e si riconosce in quella musica che sembra dire piano:
“Non sei solo. La tua inquietudine ha una forma. E può diventare bellezza”.
Buon compleanno, Franz.
Continui a nascere ogni volta che qualcuno ha il coraggio di sentire davvero.

Marialuisa Veneziano
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